Pomezia
Pomezia è un comune della città metropolitana di Roma Capitale, si trova nell’Agro Romano a sud della capitale.
Il territorio pometino è disseminato di luoghi eccezionali in cui la storia ha distribuito i suoi contrassegni illustri; siti privilegiati che si radunano in una composizione territoriale la cui bellezza paesaggistica si eleva a contenitore monumentale di un patrimonio srorico-artistico inestimabile.
L’identità del luogo è strettamente legata alle origini ed alle caratteristiche distintive dei suoi principali Centri di irradiazione culturale: Pomezia (con il Centro Storico, prezioso esempio di architettura razionalista e di progettazione urbanistica moderna), Pratica di Mare con il Borgo Medievale, custode delle vestigia storiche dell’Antica Città di Lavinium (con il Museo Civico ed il Sito Archeologico delle XIII Are ed Heròon di Enea), Torvajanica (con il vasto patrimonio DemoEtnoAntropologico ed ambientale).
Siti di interesse
L’origine della Città, come documentato dalle fonti archivistiche e bibliografiche, risale al 1 ottobre 1937, quando l’Opera Nazionale Combattenti, su disposizione di Benito Mussolini, bandì il concorso nazionale rivolto ad ingegneri ed architetti italiani per la «Progettazione del Piano Regolatore del Centro Comunale di Pomezia». La progettazione del Comune, secondo quanto disposto dal bando di concorso doveva rispondere alle esigenze di un borgo rurale in relazione alla storia, al territorio ed alla popolazione che lo avrebbe abitato ed essere edificato rispettando inderogabili principi costruttivi: semplicità delle linee, coerenza con le caratteristiche storico-estetiche regionali, utilizzo di materiali costruttivi italiani e locali «selce, tufo, pomice, pozzolana» e divieto di impiego di strutture in ferro ed in cemento a vista. Il 17 febbraio 1938 la commissione esaminatrice presieduta dall’Onorevole Araldo di Crollalanza, proclamò vincitori del concorso di secondo grado il gruppo di ingegneri ed architetti: Concezio Petrucci, Mario Tufaroli Luciano, Emanuele Filiberto Paolini e Riccardo Silenzi, già autori e vincitori del concorso bandito per la realizzazione di Aprilia. Nel Cantiere pometino, lavorarono anche nomi illustri della pittura e della scultura legati al Razionalismo italiano: F. Ferrazzi, V. Crocetti, F. Coccia, F. Papi, C. Corelli, C. E. Oppo, le cui opere a Pomezia rappresentano un segno tangibile della loro insigne caratura artistica.
Il 25 aprile del 1938, terminata la cerimonia della Fondazione di Pomezia, con la posa della prima pietra, ebbe inizio la costruzione della Città mediante la realizzazione del “primo gruppo di edifici” proposto dal progetto e definito «nucleo di rappresentanza»: la Casa Comunale, la Torre-Serbatoio, la Posta, la Chiesa, la Casa del Fascio e la Scuola. Il Centro Storico di Pomezia venne realizzato in 18 mesi, nei quali furono edificati anche gli edifici appartenenti al secondo gruppo; una serie di costruzioni, abitazioni, servizi e spazi adeguati ad accogliere un agglomerato urbano di 3000 abitanti.
Nel dopoguerra Pomezia diviene un’importante centro industriale del Lazio, in virtù della sua vicinanza a Roma e della sua inclusione nei territori beneficiari delle politiche di sviluppo economico poste in essere dall’Ente Cassa del Mezzogiorno.
L’identità civica di Pomezia è fortemente legata alla valenza culturale dei suoi Popoli colonnizzatori che nei primi decenni del Novecento giunsero sul territorio da diverse Regioni d’Italia (tra cui: Campania, Abruzzo, Umbria, Marche, Veneto, Emilia Romagna, Trentino, etc.).
Alla grande opera di antropizzazione condotta dalle famiglie dei Coloni, fondatori di Pomezia e dalle famiglie di Pescatori, pionieri di Torvajanica, si deve lo sviluppo economico, sociale e culturale della Città.
Fonte: www.castellopraticadimare.com
Il centro abitato di Pratica di Mare sorge sulle rovine dell’antica Lavinium, come testimoniano gli scavi archeologici condotti nella seconda metà del novecento dall’Università di Roma La Sapienza. Secondo il mito, Lavinium sarebbe stata fondata da Enea, le cui vicende successive alla guerra di Troia si conclusero con il suo approdo nel Lazio.
La presenza di pavimenti in mosaico, visibili anche dall’attuale Piazza Camillo Borghese, testimoniano l’esistenza di un impianto residenziale risalente all’epoca Imperiale. La storia di Pratica di Mare si intreccia con quella della Famiglia Borghese, che nel 1617 acquistò dai Principi Massimo il Feudo conservandone la proprietà sino ad oggi.
Nel periodo compreso tra il XII e il XIV secolo, venne costruito il castello, che subirà varie modifiche nel corso dei secoli. Originariamente, il castello era composto da un Palazzo a forma di pentagono irregolare, che racchiudeva una torre, il tutto era circondato da un robusto muro di cinta. L’altissima torre, fu bombardata dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale e nel crollare distrusse gran parte del Palazzo che non fu mai più ricostruito. Annesso al castello sorge il borgo rinascimentale con al centro la chiesa di San Pietro Apostolo, rimaneggiata durante il XIII secolo con un cambio di orientamento.
Nel XVII secolo, Antonio da Sangallo il Giovane, disegnò la progettazione urbanistica del
borgo ed un progetto di restauro e ampliamento del Castello, che purtroppo non furono mai realizzati.
La storia moderna di Pratica di Mare è legata al nome del Principe Camillo Borghese, che nei primi anni del novecento, riqualificò il Borgo, lo ripopolò e rilanciò l’attività agricola del Feudo. Dopo la scomparsa del Principe, la moglie di seconde nozze, Maria Monroy di Belmonte subentrò nella gestione della proprietà. Avviò il restauro e la ricostruzione del Borgo così come di parte del Castello dopo la distruzione causata dai tedeschi. Arricchì l’economia del Borgo creando l’Antica Fabbrica di Ceramiche che nel corso della sua attività si distinse per il pregio della produzione, molto apprezzata dall’Alta Società internazionale. Il Principe Pierfrancesco, unico erede della Principessa Monroy, alla di lei dipartita nel 1964 ne raccolse la missione proseguendone l’attività. Protagonista della Dolce Vita rese il Borgo un polo d’attrazione, frequentato assiduamente da esponenti del Cinema, dell’Arte e della Cultura come Sergio Leone, Muccino, Vangelli e tanti altri.
Nel 2008, il Principe Pierfrancesco e sua moglie Grazia, hanno avviato nuovo corso di restauro di tutto l’impianto architettonico, iniziando proprio dal centro del Borgo, con il restauro della Chiesa di San Pietro Apostolo.
Il Museo Civico Archeologico Lavinium, nasce nel 2005 e risiede in un edificio storico collocato nei pressi del Borgo di Pratica di Mare; un sito architettonico di grande pregio che si eleva sull’Acropoli dell’antica Città di Lavinium, la cui fondazione è storicamente legata alla figura mitologica di Enea.
l’Istituto culturale è caratterizzato da un allestimento museale altamente innovativo in cui la tradizione storica sposa l’alta tecnologia attraverso la presenza di pannelli esplicativi, proiezioni video, effetti sonori ed ologrammi che contestualizzano i beni contenuti e ne specificano i significati con il fine ultimo di narrare una storia che ha come soggetto centrale l’antica Lavinium ed ha come protagonisti l’Eroe troiano, gli abitanti della Città e le loro divinità.
Nelle cinque sale espositive, suddivise in sezioni tematiche, sono conservati reperti archeologici databili dal X al II secolo a.C.. Di particolare rilevanza è la grande statua di “Minerva Tritonia” e le statue votive in terracotta provenienti dal Santuario dedicato alla Dea e frequentato nel V sec. a. C. dall’aristocrazia lavinate. Al VI sec. a.C., risalgono i vasi rituali a figure nere di importazione greca, fra cui la celebre coppa dei Dioscuri e i numerosi oggetti votivi rinvenuti presso il Santuario delle XIII Are.
Tra i reperti più antichi si segnalano i corredi funebri della necropoli protostorica, provenienti da tombe databili tra il IX e il VII sec. a.C. Di particolare suggestione la sala dedicata all’eroe troiano ove si conservano gli oggetti del corredo funebre rinvenuto nell’Heroon di Enea, monumento sepolcrale attribuito in antichità al mitico personaggio.
L’Area archeologica, collocata nella tenuta del Borgo di Pratica di Mare, presenta due importanti monumenti storici: il Santuario dei XIII Altari e l’Heroon di Enea.
Il Santuario dei XIII Altari - sorto intorno alla metà del VI secolo a.C., viene riportato alla luce negli anni ’50 grazie alle campagne di scavo condotte dall’Istituto di Topografia antica dell’Università di Roma “La Sapienza”. La testimonianza più monumentale del Santuario è data proprio dalla presenza di tredici altari in connessione, allineati da Nord a Sud e rivolti ad oriente, secondo influssi e schemi di origine greca. Gli altari, eretti tra il VI e il III sec. a.C., presentano una pianta di ispirazione greca ed un alzato a sagome tipica dell’area laziale.
La quantità ed il tipo di offerte ivi deposte (ceramiche di provenienza greca, bronzetti figurati, votivi anatomici in terracotta ecc.), oggi esposti presso il Museo Civico Archeologico Lavinium, sono di notevole pregio e conferiscono indicazioni significative sia sul rituale praticato nel Santuario sia sui contatti con le colonie greche dell’Italia meridionale. Dalla letteratura di settore, il complesso sacrale potrebbe essere identificato come un Santuario federale dei popoli Latini, oppure potrebbe essere legato al culto di “Indiges” (dio capostipite), documentato nel vicino Heroon di Enea.
L’Heroon di Enea - collocato nei pressi del Santuario delle XIII Are, viene riportato alla luce dalle ricerche condotte nel 1968 dall’Istituto di Topografia antica dell’Università di Roma “La Sapienza”. Si tratta di un grande tumulo funerario del VII sec. a. C. dal diametro di 18 metri. Durante gli scavi, al di sotto del tumulo sono state rinvenute due strutture diverse. La più antica è una sepoltura formata da una tomba a cassone deputato a contenere il corpo del defunto e gli oggetti personali. All’esterno della tomba è stato rinvenuto il ricco corredo funerario, composto da vasi per il banchetto, armi, resti di un carro risalenti al secondo quarto del VII sec. a.C., oggi conservati presso il Museo Civico Archeologico Lavinium.
La sepoltura, per il tipo di struttura e per la ricchezza del corredo, potrebbe essere attribuita ad un personaggio di alto prestigio di Lavinium, del quale nelle fonti non è documentato il nome ma a cui venivano sicuramente tributati onori. Nel VI sec. a.C. il sepolcro venne riaperto e vi furono deposti un’anfora ed una brocca, in segno di una cerimonia di riconsacrazione della tomba che venne attribuita ad “Indiges”. In una fase successiva, alla fine del IV sec. a.C., il tumulo venne rimaneggiato con l’inserimento di una facciata monumentale costituita da uno spazio aperto destinato ad accogliere le offerte votive e da una cella inaccessibile chiusa da una falsa porta di tufo, oggi esposta presso il Museo Civico. Per le sue caratteristiche il complesso è stato identificato con l’Heroon di Enea così descritto dallo storico greco Dionigi di Alicarnasso alla fine del I sec. a.C. , il quale visitò il monumento. Nei suoi scritti, lo storico narra della misteriosa scomparsa di Enea nelle acque del sacro fiume Numico e della costruzione in suo onore di una tomba, che recava un’iscrizione dedicata al “dio padre indigete”. L’Heroon potrebbe essere quindi interpretato come il cenotafio del Pater Aeneas Indiges.
La località balneare prende il nome dalla Torre del Vajanico, struttura difensiva costruita nel 1580 su progetto di Giacomo della Porta. La torre quadrata, alta oltre 16 m., fu danneggiata dai bombardamenti tedeschi e demolita nel dopoguerra. Il primo insediamento dell’odierna Torvajanica risale agli anni Venti e Trenta del Novecento, con l’arrivo di famiglie di pescatori minturnesi, un tempo stagionali, seguiti dalle famiglie di coloni giunti sul territorio in occasione della bonifica dell’agro pontino e romano. Nell’immediato dopoguerra, con l’avvio delle prime opere pubbliche, cominciò a delinearsi il centro urbano di Torvajanica con le prime abitazioni, le attività commerciali e con la costruzione della chiesa della B. V. Immacolata, tutte sorte attorno al crocevia tra la via del mare e la via litoranea. Sotto l’impulso del boom economico che ha caratterizzato gli anni ’60 del Novecento, sugli otto chilometri di lungomare si sviluppò l’intero piano urbanistico che favorì l’incremento turistico del territorio legato al mare, alle ampie spiagge e allapresenza della primigenia macchia mediterranea e alla vicinanza a Roma dell’incremento turistico legato alla bellezza della macchia mediterranea, alla prossimità della Capitale e alla frequentazione dei lidi da parte di attori dei vicini studi cinematografici De Laurentis.
Ufficio Turismo di Pomezia
Lun, Mar, Giov, Ven - 9.00 - 11.00
06 91146553 - 537
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